IO, ROCK STAR

Il 5 maggio ’06 è uscito il mio primo disco. Fino a qualche tempo fa le mie live performance illuminavano capitali come Carugate e Gorgonzola, ora sono atteso da ambiti palcoscenici, l’Heineken Jammin Festival, il Festivalbar, Mtv. “Max hanno sentito il tuo disco, è piaciuto molto” mi disse Maurizio C., il mio manager. “La Emi ti sta spingendo con tutti i mezzi”. Istintivamente, travolto dall’emozione, pensai ad una parolaccia dura tipo “pistolino” poi il mio “savoir fair” prese il sopravvento ed iniziai a declamare a voce alta i nomi + volgari dello strumento che rese noto Jhon Holmes. “Reggiti Max, non è ancora finita” aggiunse Maurizio, “Paolo C. direttore di Emi ti aspetta nello studio di registrazione di Mauro Pagani per registrare un pezzo con Miles Davis”. Io, la mia Gibson e il Picasso del jazz. I peli del mio corpo, ritti a gruppi di 5, parevano formare minuscoli pentagrammi. L’emozione. Suonammo insieme. Non fu facile. La tromba di Miles faticò a seguire l’estro e la musicalità della mia Les Paul al punto che dovetti semplificare l’esecuzione di “Chocolate Chip” fino a rendere il groove fastidoso. Il suono risultò gracchiante come se provenisse da una radiosveglia! Lamiaradiosvegliaaaa! Noooooooooo! Il mio disco? Un sogno. Miles Davis? Morto nel ’91. La Gibson? Mai avuta, ho una stratocaster. Pazienza, mai perdersi d’animo, poiché il miglior modo per realizzare un sogno è quello di di svegliarsi, magari con un brano di Miles.

 

COLORI JAZZ. Miles Davis (1926-1991) oltre alla tromba suonava anche tavolozza e pennelli. Era un appassionato pittore e la stessa fantasia delle sue creazioni musicali la si ritrova anche nei suoi quadri. Alla sua pittura è dedicata la più completa mostra mai realizzata al mondo “Il Colore di Miles Davis – dipinti, disegni, video”, che si terrà alla Fenice di Venezia dal 17 giugno al 31 luglio, nell’ambito del “Festival Veneto Jazz”.

 

CONSIGLI PER L’ASCOLTO: “Birth of cool” Anni ’40, le origini. “Kind of blue” Anni ’50, il suono limpido. “Bithes Brow” Anni ’60, la rivoluzione elettrica. “Aura” Anni ’80, il suono caldo della maturità.

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