MISPRINTED TYPE V.4.

L’artista brasiliano, designer, creatore di font, Eduardo Recife, ha pubblicato la quarta released di Misprinted Type v.4. Il sito, online dal 1998, nato con l’obiettivo di distribuire font create da Eduardo, ora pubblica illustrazioni, collage, disegni e idee.

Un riferimento.

PECHINO ’08. E IL TIBET?

Delle Olimpiadi e dei risultati sportivi si parla ogni giorno. Il Tibet è sparito dalle cronache, come se si trattasse di una situazione risolta e appartenente al passato.

Nessun atleta, purtroppo,  ha avuto il coraggio di manifestare il dissenso nei confronti di un oppressione ancora in atto e semplicemente oscurata dalla grandezza dello spettacolo offerto dalla superpotenza cinese.

GUIDELINES FOR ONLINE SUCCESS.

DO read this book – DON’T let it collect dust!

Da un grande personaggio: Rob Ford, fondatore di “FAVOURITE WEBSITE AWARDS” (www.fwa.com), un libro, un manuale che spiega quali plus e quali caratteristiche debba avere un sito di qualità, per portare risultati in linea con gli obiettivi. Un libro che, attraverso esempi di siti internet internazionali, progettati da grandi designer e grandi sviluppatori, permette di analizzare ogni fase della progettazione e dello sviluppo di un sito.

Edito da taschen, sarà nelle librerie italiane dalla metà di settembre 2008.

COLPITO DAL CACCIATORE DI AQUILONI.

Apro la confezione. Complessa. È la mia prima volta. Titubo. 5 cd?. Uhm, – ci vorranno settimane per ascoltarli – è stato il mio primo pensiero. Con estremo scetticismo motivato dalla poca dimestichezza del mezzo mi accingo ad ascoltare il mio primo audiolibro: “Il cacciatore di aquiloni” di Khaled Hosseini. Play.

La profondità della voce narrante e la melodica bellezza dei versi scritti dall’autore mi proiettano immediatamente in afghanistan. Kabul appare diversa da come viene descritta nelle funeste cronache contemporanee, è una città viva dove ancora semplici libertà come far volare gli aquiloni sono permesse.

Vengo rapito dalla storia dei piccoli Amir e Hassan, separati da classe sociale ed etnia ma uniti indissolubilmente da grande amicizia e dal sangue. Finisce il primo cd. Inserisco il secondo senza velare una certa impazienza. Rieccomi a Kabul dove l’unica battaglia attesa era quella degli aquiloni. Quel giorno Amir si macchiò di una colpa terribile. Poi la guerra, vera, i Russi, i Talebani, la fuga in America, il presente.

Uno dopo l’altro i cd si succedono nel mia lettore, stupito quanto me non diffondere più musica. Stop. Finisce l’escursione, lascio l’auto. Dopo qualche giorno, altra gita. Play. Il senso di colpa tramandato di padre in figlio, l’amore, i rimpianti, la possibilità di redenzione di fronte ad un Allah dimenticato, mi scuotono. Un presente fatto di emozioni forti che ruotano attorno ad un bimbo, capace di scegliere la via della morte pur di lasciare l’Afghanistan odierno fatto di violenze supportate da una malsana interpretazione della religione. Inserisco l’ultimo cd. Colpi di scena, lacrime e forti suggestioni. Un passaggio da sensazioni auditive a visive. È proprio come un film, le immagini nella mia mente si accompagnano senza distonia a ciò che i miei occhi opportunamente guardano. Un paesaggio che muta col passare dei Km che paiono essere molto più leggeri grazie all’audiolibro di Hosseini. La storia é giunta al termine. Con occhi tristi e sognanti io e Lory comprendiamo di essere da circa 10 minuti nel garage dell’hotel, chiusi in un religioso silenzio, con la consapevolezza di aver “ascoltato” una grande storia d’amore e di amicizia attraverso uno strumento sconosciuto: l’audiolibro.

UN BICCHIERE D’ACQUA O IL MARE?

 

Riporto interamente una mail illuminante dell’amica Miranda Sorgente. Io l’ho trovata molto ispirante.

Un uomo si sentiva perennemente oppresso dalle difficoltà della vita e se ne lamentò con un famoso maestro di spirito. “Non ce la faccio più! Questa vita mi è insopportabile”. Il maestro prese una manciata di cenere e la lasciò cadere in un bicchiere pieno di limpida acqua da bere che aveva sul tavolo, dicendo: “Queste sono le tue sofferenze.” Tutta l’acqua del bicchiere si intorbidì e si insudiciò. Il maestro la buttò via. Prese un’altra manciata di cenere, identica alla precedente, la fece vedere all’uomo, poi si affacciò alla finestra e la buttò nel mare. La cenere si disperse in un attimo, e il mare rimase esattamente com’era prima.

“Vedi?”, spiegò il maestro, “ogni giorno devi decidere se essere un bicchiere d’acqua o il mare“.

Ogni giorno siamo così presi dalla quotidianità e dagli accadimenti del mondo che ci colmiamo, senza accorgercene, di preoccupazioni e sofferenze. Siamo come cavalli con i paraocchi lanciati al galoppo: non vediamo che una piccola porzione di mondo, quando basterebbe così poco per togliere quel paraocchi dal viso, fermarsi, alzare lo sguardo e focalizzare la mente su pensieri positivi.
Noi siamo gli artefici del nostro destino, noi abbiamo la possibilità di scegliere se essere tristi o felici! 

Allora scegli, cosa vuoi essere oggi?

IO, IL MICROFONO DEL BOSS.

 

 

Bene, iniziamo alle 21,00. Solitamente il boss è puntuale. Accidenti quanta gente, grande energia. Sin da subito. Chi sono io? sono lo Shure, il microfono del Boss. Lo accompagno in ogni dove ed ora sono qui, San Siro, Milano. 

Eccolo. Arriva. «Ciao Milano, fa abbastanza caldo? Con noi lo farà ancora di più». Ma cosa fa? Parla anche in Italiano. Il concerto inizia. Mi prende, mi stringe, mi bacia, urla, mi fa vibrare con la sua voce composta da armoniche non comuni. Ora mi lascia, hei che fai? bacia me. No. Bacia una ragazza tra il pubblico. Si fa toccare dal pubblico, canta col pubblico, in mezzo al pubblico, suda col pubblico. È uno di loro. 

Le prime note sono di una cover «Summertime Blues». Quindi «Out in the Street» che, senza pause, accidenti, porta a «Radio Nowhere» dall’ultimo album «Magic». Io vorrei riposare, ho una certa età. Attento. Non lasciarmiiiiii. Caduto. Che botta. ma lasciami appeso all’asta accidenti.

Ma cosa fa ora? Ritira richieste tra il pubblico? Ma la nostra scaletta? Mi sono preparato sulla scaletta condivisa, accidenti non puoi modificare così la serata. Può. È il boss. Mi costruisce la scaletta con le richieste dei fan. Faccio una gran fatica ma sono orgoglioso di essere il suo microfono personale.

Mi lascia per la sua Telecaster. Fammi guardare un po’ in giro. Wow. Migliaia di persone con le braccia alzate, un mare in fermento. Emozione alle stelle. Il Boss mi urla addosso, loro saltano, San Siro trema. Cado ancora, accidenti. Ora mi appende all’asta. Odio quest’asta, è rigida quanto un palo per la lap dance.

Il mio capo ha grinta, corre, balla, bandiera italiana al collo. Mi prende con forza, tutti i seggiolini degli spalti si svuotano, tutto trema con “Because the night”. È il mio momento, il boss sussurra dolci parole sulla «necessità del cambiamento» ed io do il meglio. Mi abbandona di nuovo per una spugna che usa per “rinfrescare” il pubblico. Ora mi riprende, che fa? Dove corre? Ecco che ci esibiamo in una lunga quanto classica scivolata d’altri tempi. Fantastico, non ho nemmeno avuto paura. 

Ora prende una sedia. Una sedia? Si siede vicino al pubblico, iniziamo una fantastica «I’m on Fire», tutti lo toccano, battono le loro sudate mani sulle sue gambe, lo sostengono. Lui si nutre del pubblico. Ora la sua voce è talmente potente che potrebbe fare a meno di me. Speriamo non se ne renda conto.

Si avvicina Little Steven, che fa? No. Mi canta addosso. Uno straordinario lamento che mi fa dimenticare la pioggia di salivaalcolealtro che piovono sulla mia capsula. Siamo quasi alla fine, sopporto, solo perché iniziano la mie preferite, «Badlands » , «Girls in Their Summer Clothes», «Detroit Medley», «Born to Run».

Le voci del pubblico illuminano a giorno uno stadio sull’orlo del collasso emotivo. Emozioni che diamo, certo io e lui insieme, con un’interminabile «Dancing in the Dark». Finalmente siamo alla fine e dopo un medley dei Beatles chiuso con un’avvolgente «Twist and Shout», partiamo con la chicca finale, il karaoke. Un pezzo tradizionale USA che io e il mio boss vi propiniamo per altri 10 minuti. Tra canti e balli in perfetto stile Irlandese la nostra serata ma soprattutto la mia si avvia alla chiusura, nella mia abituale, confortevole, silenziosa, avvolgente custodia in pelle accompagnato però da una convinzione presa in prestito da Nietzsche: “Senza musica la vita sarebbe un errore”.