CREATIVITA’, MULTICANALITA’ E VALORI. COME CAMBIA L’APPROCCIO ALLA CREATIVITA’

Intervista a Max Galli pubblicata su ADV STRATEGIE DI COMUNICAZIONE _ Luglio 2014

……..

maxgalli_img

 

Max, alla luce dei cambiamenti profondi avvenuti nel mondo della comunicazione, come è cambiato l’approccio alla creatività?

Anche se, nel mondo della comunicazione, il mutamento di condizioni e scenari è in atto da tempo, solo in questi ultimi anni ho visto timidi barlumi di progresso verso l’approccio alla creatività. Ho visto caparbie agenzie tradizionali involversi in se stesse fino ad annullarsi; ho visto importanti e turbati big player della comunicazione acquisire, accorpare ed eliminare risorse, sull’onda di questi profondi cambiamenti, con la speranza che un restyling d’immagine, un’urlata contemporaneità digitale, rappresenti il passaporto odierno per un futuro prossimo.

Quello che ancora non ho visto cambiare sono gli attori che rappresentano il fulcro del cambiamento creativo in atto. La coppia creativa tradizionale, fino a ieri unica deputata allo sviluppo del pensiero creativo non è più sufficiente. In epoca di multicanalità, competenze trasversali devono necessariamente contaminarsi. Dobbiamo immaginare un tavolo creativo allargato anche a user experience designer, community manager, creative technologist, strategist.

 

 

In un momento sociale ed economico come l’attuale, che rilevanza viene data alla creatività da parte delle aziende?

L’aspettativa delle aziende in termini di creatività non é mai cambiata, sono cambiati i budget. La creatività assume un ruolo sempre più rilevante, quello di compensare il gap creato dall’investimento. L’approccio creativo è sempre piú strategico e multicanale. Una buona idea diventa un grande idea se mantiene lo stesso impatto creativo su tutti i media in cui è veicolata.

 

 

Elementi estetici e funzionalità, originalità e patrimonio storico: si può dire che le marche, nello sviluppo della propria identità, debbano riuscire a trovare un equilibrio tra queste voci?

Questo equilibrio è dogma per il nostro modo di intendere la comunicazione. E’ mia personale convinzione che le aziende debbano spostare il focus della loro comunicazione sui propri valori. In questo contesto socio economico definito l’era dell’interazione e della condivisione, l’importante ruolo dell’estetica, unito a funzionalità ed originalità deve essere al servizio del patrimonio storico-valoriale dell’azienda.

Oggi un buon prodotto o un buon servizio non sono più sufficienti ad attrarre consumatori. E’ necessario considerare il cambiamento in atto e dare significato e visibilità ai valori aziendali attraverso quei media che riscontrano la fiducia delle persone ed il digitale in questo momento ha molta più efficacia della comunicazione tradizionale (14% contro oltre il 40% secondo Forrester research).

Il nostro compito di comunicatori è quello di aiutare le marche a ispirare il consumatore invece di compiacerlo, trasformandolo in “evangelista” disposto a parlare bene del brand, poichè si riconosce nei suoi valori. La consapevolezza e il senso critico del consumatore diventano valori guida nella scelta d’acquisto e nonostante la crisi, 1 italiano su 2 è disposto a pagare di più per un azienda realmente etica, tesi attestata da molte ricerche (GFK, Bain&C., Censis, etc.).

Le persone si aggregano per le cose che amano, seguono marche in cui riconoscono valori a loro affini, sono attratti e coinvolti da passioni, temi di socialità, sensibilità, trasparenza, spontaneità. Dobbiamo tenerne conto.

 

 

La multicanalità offre alla marca e all’azienda nuove modalità di espressione. In che modo si ottimizza questa opportunità?

I consumatori a cui ci rivolgiamo sono evoluti, vengono definiti “empowered consumers”. Hanno diverse sensibilità, utilizzano più media che ci offrono differenti opportunità d’ingaggio. Il ruolo dell’agenzia è consigliare alle aziende i media più idonei per instaurare una relazione con questi consumatori. Chiarire però il ruolo dei mezzi è fondamentale per ottimizzare tutte le opportunità espressive che la multicanalità ci offre. Le attività ATL sono ancora importanti per emozionare e spingere a scoprire un prodotto, ma non sono più le uniche deputate a questo. Anche Web e Social Media svolgono questo ruolo ma in più possono rassicurare il consumatore, concretizzare un messaggio, permettere di aprirsi al dialogo e di sostenere le scelte.

Le piattaforme social rappresentano infatti, ad oggi, i migliori strumenti per instaurare un forte legame tra marca e consumatore. Una “relazione individuale di massa” che si solidifica attraverso la conversazione e l’ascolto.

Usiamo i social come finestra per “farci guardare dentro”, raccontiamo l’azienda attraverso le persone, le passioni ed i nostri valori.

Non dovremmo aver paura di perdere il controllo del brand poichè è meglio che il brand sia “posseduto” anche da altri, che abbia un’azionariato diffuso, degli evangelisti in grado di raccontare la marca ad altri consumatori.

 

 

Quali sono le vostre aspettative per il futuro?

Ci attendono ancora 5 anni di incertezza ed assestamento. 5 lunghi anni di equilibrio instabile che inducono a profonde riflessioni. Il nostro compito in vanGoGh è investire su noi stessi e sulla vicinanza ai nostri clienti, sull’ampliamento delle nostre competenze, sulla motivazione dei nostri collaboratori, sulla condivisione di obiettivi e strategie. Ci prepariamo ad un orizzonte molto diverso da quello attuale. Un futuro, non troppo lontano, dove le agenzie digitali strutturate per una comunicazione multicanale, definiranno strategie e creatività per tutti i media utilizzati.

Le agenzie e le aziende che sapranno immaginare una visione positiva per il futuro saranno quelle in grado di aggregare e coinvolgere le risorse e clienti migliori. I sogni spesso prendono vita e sono quelli che aiutano a spazzare via gli incubi.

Ed oggi abbiamo proprio bisogno di sognare.

Max Galli

 

Annunci

RISPETTO PER I CREATIVI DIGITALI. Pubblicità Italia intervista Max Galli Fondatore e CEO di vanGoGh

maxgalli

Max Galli

 

 

Parliamo di creatività in chiave digital: c’è qualcosa che fa fatica a uscire fuori e che andrebbe ‘liberato’?

 

Il rispetto per i creativi digital.

Questo è uno degli atteggiamenti più importanti da “liberare”. Ho sentito parlare di creativi di serie A (offline) e creativi di serie B (online). Una posizione che definisco “difensiva” e che mi ricorda la Battaglia di Alamo.

è una chimera pensare che un creativo possa affrontare indistintamente on e off line. Gli approcci sono differenti, la creatività digitale necessita di conoscenza, di competenze che non possono essere improvvisate. Gli approcci estemporanei hanno contribuito al mediocre livello del web italiano. La creatività digitale è forza, coraggio, conoscenza, esperienza, sensibilità, e nasce dalla commistione tra estetica e tecnologia.

 

 

 

Come è strutturato il reparto creativo di vanGoGh? Qual è la sua peculiarità?

 

In vanGoGh creativi e technologist sono seduti allo stesso tavolo per condividere un pensiero strategico/creativo che generi una creativitàin grado di contaminare il pensiero stesso.

Anche l’approccio tecnologico richiede creatività, e spesso fa la differenza e decreta il successo di un progetto digitale.

Quali sono le peculiarità del team? Ricerca, ironia, multiculturalità, appetito, e soprattutto contaminazione. Verificate quante sono le agenzie che hanno team di sviluppo interni e quante considerano i technologist parte integrante di un team creativo. Capirete molte cose.

 

 

 

 

Sono tante le web agency che hanno per presidenti e amministratori delegati dei direttori creativi.

Come si riesce a conciliare queste due figure apparentemente distanti?

 

La mia estrazione creativa mi ha permesso di gestire l’agenzia con differenti criteri e principi, applicati poi nella relazione con clienti, progetti e dipendenti. Un approccio differente, ne migliore ne peggiore, ma sicuramente diverso, rispetto al classico AD con formazione economico/finanziaria. Nella mia personale scala dei valori le persone sono al primo posto, in seguito arrivano i numeri. Naturalmente tutti lavoriamo per il profitto. Il risultato economico è ovviamente importante per un’azienda, un po’ come respirare, ma nella vita non possiamo solo accontentarci di respirare.

Se un’agenzia ha come unico scopo quello di generare denaro, questo sarà anche l’unica motivazione dei suoi dipendenti. Che rimarranno tali fino all’arrivo di una proposta economica migliore. In agenzia voglio persone che credano nel nostro progetto, persone con ideali e valori sintonici ai nostri.

 

 

 

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questi profilo ‘misto’?

 

Da tempo ho “abdicato” dal ruolo di direttore creativo per dedicarmi a tempo pieno alla gestione più strategica di agenzia e clienti nel ruolo di CEO. Penso che le due figure siano difficilmente conciliabili. Ogni funzione è delicata, richiede impegno, preparazione, aggiornamenti costanti, capacità di ispirare e sensibilità. Non è un compito che può essere svolto part time.

Ora mi definisco un CEO atipico, creativo e con molta esperienza in prima linea.

 

 

 

Come è cominciata l’avventura di vanGoGh?

 

Cominciò nel 2002 quando incrociai un art-ista, Giorgio Guzzi, con competenze simili alle mie, ma con un carattere molto differente. Due poli opposti che si sono attratti, uniti e contaminati per dare vita ad un progetto che appariva utopico allora ma che oggi, visti i risultati lo é sempre meno: un’agenzia multicanale con anima digitale, dove i valori hanno la priorità.

Un agenzia che genera progetti di alta qualità,creando valore, innovazione e soddisfazione per i clienti, grazie alla valorizzazione, alla crescita, alla passione e alla soddisfazione dei suoi collaboratori.

 

 

 

Come avete chiuso il 2013 e cosa si aspetta dal 2014? Quali nuovi clienti avete acquisito?

 

Con il sorriso.

Anche il 2013 come gli anni precedenti si è chiuso con una crescita a doppia cifra. Siamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti, nonostante sia stato un anno di cambiamenti e di crescita, tradotto in un nuovo assetto societario che ha rafforzato l’agenzia.

Tra i vari clienti acquisiti possiamo citare l’ultimo in ordine di tempo, Salvatore Ferragamo, con cui sta nascendo un rapporto di reciproca stima e fiducia.

 

ON_LINE vs OFF_LINE CHI ACCETTA LA SFIDA?

onlineVsonline

Ho rilasciato un’intervista per PUBBLICITA’ ITALIA pubblicata nel numero in distribuzione in ottobre 2013, dove il tema era “IL SORPASSO DIGITALE”.  E’ stato omesso un passaggio importante del mio pensiero dove provocatoriamente “gettavo il guanto della sfida” tra ON_LINE e OFF_LINE.

Ripropongo il messaggio omesso, l’intervista integrale e rilancio la sfida:

ON LINE vs. OFF LINE.

Progetto: Lancio di un prodotto.

Budget: Un milione di euro.

Target: 30-40 anni.

Media: TV e STAMPA contro WEB

Chi accetta la sfida?

……..

Secondo il centro di ricerca Assocom il digital chiuderà l’anno con un +5,7% (per un valore complessivo di 1.415 milioni di euro), cosa che gli consentirà di scavalcare la stampa portando la sua quota di mercato al 19.9%. Che nuovo ruolo sono chiamate a giocare le web agency? Quali saranno le figure professionali determinanti per il futuro?

Definire chi si occupa di sviluppare progetti di comunicazione digitale semplicemente “web agency” è sbagliato e anacronistico. La struttura delle agenzie digitali più evolute è sempre più complessa e articolata e si arricchisce costantemente di nuove figure professionali: dal Creative Technologist, allo Strategist, dall’Advisor, al più diffuso, ma non meno importante, UX Architect. Questo le pone a un livello culturale, tecnico e creativo sempre più elevato.

Non esiste una comunicazione di serie A (TV e stampa) e una comunicazione di serie B (il web). Esiste LA COMUNICAZIONE, un’unica strategia e un’unica linea creativa che deve essere applicata, con le dovute sensibilità, a tutti i media utilizzati nel progetto.

Diverse sono ancora le aziende che separano le competenze, utilizzando agenzie tradizionali per campagne TV e Stampa e agenzie digitali per la comunicazione online, senza possibilità di relazione tra queste strutture, e quindi di una reale integrazione fra tutti i mezzi. In alcuni casi, l’agenzia offline definisce anche le linee guida della comunicazione digitale e questo, come ben sappiamo, non è la miglior via da seguire.

Vedo però un orizzonte molto diverso. Un futuro, non troppo lontano, dove le agenzie digitali strutturate per una comunicazione multicanale, definiranno strategie e creatività per tutti i media utilizzati.

Questa dichiarazione potrà far sorridere alcuni e provocherà sicuramente qualche brivido ai “guru” dell’offline, convinti che i successi del passato, possano essere ancora garanzia per un futuro tranquillo.

Nonostante il segno più, il digital è considerato un ‘motorino’ più che motore della comunicazione per via dei budget decisamente ridotti. Che riflessione si sente di fare?

E’ una questione di cultura e di abitudini. L’off-line rappresenta per molti la strada conosciuta, difficile da abbandonare, nonostante la misurabilità dei risultati sia ancora una chimera.

Ed ecco il guanto della sfida:

ON LINE vs. OFF LINE.

Progetto: Lancio di un prodotto.

Budget: Un milione di euro.

Target: 30-40 anni.

Media: TV e STAMPA contro WEB

Chi accetta la sfida?

Il video è ancora l’indiscusso protagonista del web. A cosa è dovuto questo primato? Quali altri format prenderanno piede?

Si ricorda circa il 10% di quello che si ascolta, solo il 20% di quello che si legge, oltre il 50% di ciò che si vede e si sente. L’emozione che un video è in grado di generare non ha eguali, anche nel web. Il video online si sta però evolvendo e diventa sempre più spesso interattivo. L’utente diventa parte di una storia, sceglie la trama, genera contenuti, definisce i confini e l’epilogo, anche e soprattutto da device mobili.

La misurabilità delle campagne pone le agenzie di fronte a nuove incognite. Come attrezzarsi per cogliere al meglio questa sfida?

Da anni la creatività sui media digitali non è più fine a se stessa. Ritengo sia stimolante e costruttivo per un creativo conoscere i risultati generati dal proprio pensiero. Rappresenta un buon modo per crescere, per imparare, per acquisire nuove competenze.

Viviamo inoltre nell’epoca delle “conversioni”, che si tramutano sempre più spesso in “conversazioni”, un dialogo che attraverso il media e il pensiero creativo, ha l’obbligo di accompagnare il consumatore verso il prodotto.

Con quali numeri avete chiuso il primo semestre dell’anno? Quali sono le prospettive per la fine del 2013?

In un mercato complesso come quello odierno – una “versione Beta perenne” direbbe Tim O’Really – in continua evoluzione, abbiamo trovato il nostro equilibrio instabile. Questo è il nostro undicesimo anno di vita e come tradizione vuole, cresciamo a doppia cifra ogni anno.

I primi sei mesi del 2013, hanno confermato questo trend positivo. Prevediamo di chiudere il 2013 con una crescita superiore al 20% e con una nuova e importante compagine societaria, che rafforzi la nostra capacità di creare valore e innovazione per i nostri clienti, attraverso uno sguardo diverso sul mondo.

 

Di recente quali nuovi incarichi e clienti avete acquisito?

Big Babol, Vivident, Granarolo, Istituto Marangoni, Banca Popolare di Milano, Avio, Hearst Magazine, Dallara, Maserati. Molti sono i brand e le aziende che in questo ultimo periodo hanno scelto la qualità e le competenze di vanGoGh. Daremo il massimo per soddisfare le esigenze dei nostri clienti, perché quello che vogliamo è rendere “migliore” chi ha deciso di credere in noi.

Max Galli _ CEO @ vanGoGh

vanGoGh utopia e avanguardie. Intervista per Pubblicità Italia

vanGoGh

Lei definisce la sua come un’agenzia utopica e uno spazio creativo all’avanguardia. Quali forme di comunicazione/adv online innovative avete proposto e sperimentato?

 

Amo le utopie, la sfida è trasformarle in realtà. Dieci anni fa, insieme a Giorgio ho dato vita a vanGoGh. Abbiamo costruito un percorso di crescita basato sulla condivisione, sulla ricerca e sulla continua evoluzione. Le persone hanno un ruolo centrale nello sviluppo della nostra agenzia e vengono prima del business che siamo in grado di generare. C’è un neologismo coniato dall’amico Nicola Palmarini nel suo ultimo libro “Lavorare o Collaborare”, mi piace molto e rappresenta lo spirito che si respira in agenzia: “COLLAVORARE”. Anime diverse che vivono contaminandosi, rispettandosi e divertendosi.

L’avanguardia è frutto dell’esperienza e della passione per il digitale iniziata nel lontano 1993. Da allora sperimentazione e nuove tecnologie ci accompagnano nel disegnare ogni progetto di comunicazione integrata. Il primo sito mobile sviluppato circa 5 anni fa, l’estrema attenzione all’utilizzo e all’evoluzione dell’html5-webgl-paper Js, parole prive di significato per molti, per noi rappresentano la spinta ad oltrepassare il muro delle possibilità con l’obiettivo di creare nuove modalità e nuove interazioni che facilitano l’accesso ai contenuti.

Crediamo ed investiamo in quelle che definiamo mixed reality experience, progetti interattivi che hanno origine sul web e culminano in attività di relazione sul punto vendita o nei luoghi di grande traffico tramite grandi schermi interattivi.

 

Cosa richiede in questo senso il mercato?

La visione del Clutrain Manifesto “i mercati sono conversazioni” si è realizzata allargandosi a tutta la società. La rivoluzione Social o meglio la rivoluzione digital è un sintomo della pervasività delle nuove tecnologie della comunicazione. Tutti noi investiti da questo cambiamento dobbiamo tenerne conto, passando da un atteggiamento reattivo ad uno proattivo.

In sintesi direi che il mercato, ma soprattutto il consumatore, chiede di investire in progetti digitali in ottica multicanale che garantiscano accessibilità ai contenuti da ogni device mobile, in grado di attivare relazioni efficaci e conversazioni attraverso i social media che catalizzano, amplificano, generano contenuti e influenzano sempre più spesso le decisioni di acquisto. Infine emerge una giusta attenzione all’e-commerce anche in versione mobile.

 

Quali sono le opportunità e le criticità a cui far fronte?

Più difficili sono le condizioni (il contesto di mercato attuale) più straordinarie sono le opportunità. La cosa da non fare è stare fermi in attesa di tempi migliori, accontentarsi della mediocrità e seguire la massa senza riflettere.

L’opportunità è palese, dare fiducia al digitale. Spiace costatare che spesso sono le agenzie tradizionali a frenare gli investimenti su quelli che vengono definiti ancora “nuovi media”. La paura di perdere potere rende ottusi.

Il web non è il media del futuro, è il media del presente, uno strumento in grado di dialogare con le diverse sensibilità del target, dove al centro c’è l’utente con la sua rete di relazioni. Non dimentichiamoci poi che l’approccio al digitale permette, e per certi versi impone, la costante verifica dell’efficacia come unica forma di validazione di ogni intervento.

 

Quale sarà la parola d’ordine dell’online nel futuro prossimo?

Fiducia, condivisione, onestà, trasparenza, amore. L’emozione che dovrà accompagnare brand e prodotti sarà veicolata attraverso video sempre più interattivi accessibili in mobilità e negli store.

 

La necessità dell’efficacia e della comunicazione ad hoc (x un target, un cliente o un progetto) porta a una maggiore collaborazione tra i vari attori del processo di comunicazione?

Come sostenevo, la “collavorazione” tra i vari attori del processo è essenziale per la buona riuscita di un progetto. Una contaminazione necessaria in grado di generare big ideas che stanno al di sopra degli strumenti utilizzati per raccontarla. Da sempre in vanGoGh la co-creazione di un’idea è il frutto della condivisione-incontro dei team off e online.

Il Dalai Lama affermava che “condividere il proprio sapere è un’ottima possibilità per guadagnare l’immortalità”; io penso sia un buon suggerimento. Ho sempre considerato un valore condividere la propria conoscenza, soprattutto se vivi e lavori all’interno di un ecosistema che si nutre di esperienze com’è vanGoGh. Essere digitali dentro ci ha spinto ad adottare questa architettura della partecipazione all’intelligenza collettiva in pura chiave 2.0.

 

Come si sta muovendo la sua agenzia in questo contesto di business?

Ci siamo creati le condizioni che ci permettono di proseguire gli investimenti per lo sviluppo dell’agenzia. Stiamo ampliando il team, siamo alla ricerca di talenti che ci consentano di accrescere la nostra capacità di generare valore per i nostri clienti e per noi stessi. Il nostro screening è come sempre internazionale, scegliamo persone di qualità indipendentemente dalla provenienza. Questa logica ci ha portato nel corso degli anni ad essere la più internazionale delle agenzie italiane. Fanno parte del team ragazzi brasiliani, indiani, cinesi, tedeschi, scozzesi. Una Babele della creatività.

 

Quali risultati e quali prospettive?

Dopo 10 anni di successi costruiti con gioia, sudore, fatica e grande passione per questo lavoro, quasi un centinaio di premi nazionali e internazionali, ci avviamo verso un’importante fase della nostra crescita. Nuovi investimenti, nuove professionalità, e una costante voglia di imparare, sono gli ingredienti che ci permetteranno di prenderci cura dei nostri clienti accompagnandoli nella direzione dei loro obiettivi.

 

La cultura si mangia la strategia a colazione.

maxgalli adv strategie di comunicazione

 

INTERVISTA a MAX GALLI CEO VANGOGH per ADV Strategie di Comunicazione

 

Tra i vostri clienti sono molti i brand “di lungo corso”: quanto del loro patrimonio può essere valorizzato in un contesto digitale?

Settembre 1993, ero al centro di un’immensa piazza e, nella mia visione, intorno a me alcuni personaggi, con divise di vari colori, urlavano le qualità dei loro prodotti con un solo obiettivo: convincermi ad acquistarli. Ognuno di loro rappresentava un media. C’era la TV che faceva la voce grossa, la radio, la stampa, il btl. In un angolino, timidamente in disparte, il web, con una voce delicata ma stramaledettamente attraente.

Solo per me.

Vent’anni più tardi, mi rivedo in quella stessa piazza, gremita di media urlanti, ancora in grado di attrarre qualcuno, ma con rapporti di forza decisamente cambiati. Il web “è cultura” ed ha aumentato il suo fascino, è l’amplificatore interattivo per eccellenza ed è in grado di valorizzare l’intero patrimonio di ogni brand.

E’ importante capire che investire sul web non è solo un’opportunità strategica ma prima di tutto una questione di cultura. Come afferma Peter Drucker “La cultura si mangia la strategia a colazione”.

 

In un momento come quello attuale, su cosa puntare per ripartire? 

Il web è un organismo vivente in continua mutazione, per questo motivo anche le strategie digitali devono essere evolutive e orientarsi sempre più al target ed alle sue differenti sensibilità, tenendo presente che più difficili sono le condizioni (il contesto di mercato attuale) più straordinarie sono le opportunità.

La mia opinione è che la partita dei prossimi due anni si giocherà sulla capacità della comunicazione digitale di stimolare i consumatori ad entrare nel punto vendita.

In sintesi direi che, è necessario investire in progetti multicanale, garantire la massima accessibilità ai contenuti da ogni device mobile, attivare relazioni efficaci attraverso i social media che catalizzano, amplificano e generano contenuti ed infine aprirsi all’e-commerce che sarà sempre più propedeutico al futuro mutare della funzione degli store. Non dimentichiamoci poi che l’approccio al digitale permette, e per certi versi impone, la costante verifica dell’efficacia come unica forma di validazione di ogni intervento.

l’ingrediente segreto per una strategia di digital branding.

Gli ingredienti sono pochi e poco segreti: contenuto, contenitore, tecnologia.

L’idea creativa (il contenuto) è senza alcun dubbio il centro di tutto e dev’essere magica, attrattiva, utile.

Senza però un contenitore di qualità non si riesce ad attrarre il consumatore che giudica in primo luogo esteticamente se accettare o meno una relazione con la marca.

Un ruolo certamente non marginale gioca infine la tecnologia, che deve essere sempre all’avanguardia e al servizio dell’idea, mai il contrario.

L’equilibrio tra questi tre ingredienti è un grande passo verso l’efficacia del progetto.

L’errore più grave che un’azienda possa commettere in questo ambito

Stare fermi, accontentarsi della mediocrità e seguire la massa. Lavorare con agenzie che non abbiano nel DNA (e nel portfolio) progetti multicanale, la capacità e l’intenzione ad innovare, sempre.

Quali sono gli ultimi progetti su cui avete lavorato?

Il nuovo progetto BIC http://neverendingpen.it/neverendingpassion/nep/#/it/Home , un’interessante esperienza interattiva di relazione tra un sito e Facebook, che utilizza animazione, motion graphic ed illustrazione (in collaborazione con Zero starting ideas).

Il progetto per ADIDAS “voci del rugby” un grande progetto multicanale (in collaborazione con B-Cube) che coinvolge gli utenti in una fantastica esperienza partecipativa a sostegno della nazionale italiana di Rugby, attraverso applicazioni mobile, video, sito e social media www.vocidelrugby.com .

Il lancio dello scooter Piaggio X10 attraverso un sito in hmtl5 mobile responsivo – http://www.piaggiox10.com .

I nostri sforzi sono ora orientati al più grande ed innovativo progetto digitale di questi ultimi del mercato automotive lusso che vedrà la luce nel 2013, ma per i dettagli di questa informazione vi rimando alle prossime puntate.

Come si evolverà il digitale nei prossimi anni?

Saremo burattini e burattinai allo stesso tempo. Grazie ai social network saremo riconosciuti, accompagnati e condizionati in ogni contesto. Il web uscirà dal web per darci accesso ad ogni tipo di informazione in maniera eccezionalmente rapida ed in ogni luogo. Schermi ed ologrammi interattivi in 3D, Brain Machine Interface che sostituiscono mouse e tastiere, display trasparenti, rappresentano il futuro prossimo perché sono già parte della nostra realtà.

Viviamo in un mondo reale ma spendiamo la maggior parte del nostro tempo connessi al mondo digitale.

Una “digital dependence” che rappresenta il fondamento della Mixed Reality Experiences che ci attende nel prossimo futuro.

Paura?

LA MULTICANALITA’ _ Intervista per ADV Strategie di comunicazione,

La multicanalità è un’opportunità in più, per il conseguimento di una comunicazione più efficace, o piuttosto è, in maniera più strutturata, la nuova prospettiva in cui si inserisce ogni strategia di comunicazione?

Chiunque abbia il compito di sviluppare un strategia di comunicazione dovrebbe partire da questo assunto: la multicanalità è un dovere.

Fa sorridere che nel 2011 si parli di multicanalità come “nuova prospettiva”. E’ come se qualcuno si fosse accorto solo ora che esistono, anche all’interno di un target specifico, differenti modalità di comunicazione.

Quello che manca non sono gli strumenti per comunicare ma la capacità di costruire una relazione stabile con il proprio target attraverso un sapiente utilizzo dei media a disposizione.

 

In che modo evolve, in un’ottica di multicanalità, l’attività di una agenzia di comunicazione?

La nostra agenzia, non evolve ma “nasce” multicanale: negli atteggiamenti, nella cultura organizzativa e nella capacità di dar vita ad idee che aderiscono con efficacia ai diversi media.

 

Avvalersi della multicanalità equivale a porre in sinergia più mezzi o ha un significato più ampio ed articolato?

Comunicare multicanale deve essere considerata come una forma di attenzione nei confronti di un target sempre più evoluto. Come ci insegna la PNL (programmazione neuro linguistica) esistono differenti modalità di comunicazione ma, per instaurare una relazione forte con un soggetto, è necessario adottare la giusta modalità.

Multicanalità quindi non solo come sinergia di strumenti per arrivare al target da più fronti, ma come strategia di individuazione del medium idoneo per creare una connessione prificua tra azienda e consumatore.

 

Si può dire che l’approccio multicanale, prima ancora che dalle aziende, sia percorso dai consumatori nella loro fruizione dei mezzi?

Oltre 20 milioni di consumatori italiani si avvalgono oggi di un approccio multicanale per la ricerca di informazioni su cui basare le proprie decisioni d’acquisto. Questo rappresenta un dato di fatto di cui le aziende non possono non tener conto per la formazione delle loro strategie di comunicazione.

 

In che misura oggi multicanalità è sinonimo di multimedialità?

Web, mobile e nuovi media sono senza dubbio un territorio privilegiato dal consumatore multicanale: un individuo evoluto e sempre alla ricerca di modalità multimediali di interazione.

Un nuovo esempio di questa “multimedialità attrattiva” con grande capacità di attrazione è rappresentato dell’uso dell’interattività nelle vetrine del punto vendita: gestural interaction, touch interaction, face grabbing. Tecnologie emotivo-innovative che completano in maniera ideale un’efficace strategia multicanale, creando ed amplificando la connesione tra i media.

 

Da un lato il web e dall’altro il contatto diretto sul territorio: sono questi i canali di comunicazione che presentano maggiori potenzialità?

Le potenzialità del web non le scopriamo certo oggi, come pure l’importanza del contatto diretto sul territorio. Il successo della multicanalità però, lo ribadisco, non sta esclusivamente nello scoprire nuovi media, quanto nel metterli in relazione all’interno di un’attenta strategia di comunicazione. Questo è il nostro impegno.

 

E tutto quello che sta in mezzo (quindi i media tradizionali) assumeranno un ruolo diverso?

Indubbiamente. La generale riduzione degli investimenti in comunicazione da parte delle aziende, ma anche le nuove abitudini dei consumatori, hanno già, di fatto, messo in secondo piano i media tradizionali. Questo però non significa necessariamente un abbandono incondizionato delle vecchie piattaforme ma semmai un loro utilizzo mirato e non “scontato” all’interno dei mix comunicativo.

INTERVISTA MEDIASTAR – INFORMAZIONE, INTRATTENIMENTO E CREATIVITA’.

In occasione dei nuovi premi vinti dalla nostra agenzia vanGoGh al concorso Mediastar, pubblico l’intervista che ho rilasciato agli organizzatori. Tema dell’intervista la relazione tra informazione, intrattenimento e creatività.

Informazione, intrattenimento e creatività continuano a essere le parole chiave della comunicazione. Quale di questi elementi prevarrà nella formula che ci porterà verso una nuova forma di comunicare?

In questi ultimi anni, intrattenere sembra essere fondamentale. Ma informazione, intrattenimento e creatività sono tre concetti inscindibili. La creatività è efficace quando è al servizio dell’informazione facendo intrattenimento intelligente. Non si vende un prodotto senza stimolare le giuste emozioni attraverso un sapiente mix di creatività, informazione engagment.

Pensa che oggi il target sia più consapevole di quello che desidera e di quello che si può aspettare dai brand?

Si, posso affermare che il target sia più consapevolmente, ha nuove esigenze e grandi aspettative. Ciò nonostante prima di fare una scelta vuole capire, conoscere, informarsi, confrontarsi, La nostra agenzia, attraverso diversi progetti comunicativi, accompagna l’utente in questi percorsi usando la giusta ironia, portandolo “alla conoscenza” col sorriso. Tra i vari target, con cui ci confrontiamo spesso quello femminile è particolarmente interessante; è quello con maggior potere decisionale nelle spese d’acquisto, ha grandi aspettative ed esigenze specifiche. Il nostro approccio anche in questa caso è suscitare emozioni attraverso interazioni che permettano di capire e conoscere un prodotto o un servizio.

Quanto è importante l’informazione del prodotto che acquistiamo? Il concetto di sostenibilità ambientale o sociale può essere d’aiuto alle aziende?

Il concetto di sostenibilità ambientale/sociale è sicuramente di aiuto alle aziende che devono avere il coraggio e la coerenza di coniugare innovazione ed idee creative con un messaggio di sensibilizzazione dei consumatori verso le tematiche della sostenibilità.

Siamo nell’epoca della green economy, le aziende dovrebbero utilizzare la pubblicità non solo come veicolo esclusivo di prodotti ma anche di messaggi di sostenibilità che siano da stimolo per il cambiamento.

Ma attenzione che non sia solo una scelta “di campo”. La coerenza tra messaggio e comportamento sostenibile deve essere chiara e percepibile. L’attenzione finale deve essere sempre rivolta al consumatore che resta protagonista. Un consumatore attento ed evoluto che, come dimostrano alcune ricerche di settore, a livello globale preferisce acquistare prodotti di aziende con una forte reputazione verde.

Stiamo cercando di evadere dalle nostre abitudini, abbiamo sempre più desiderio di intrattenerci con devices tecnologici portatili. Sarà questa la nuova frontiera della comunicazione?

Libero arbitrio. Rispondo con questa asserzione filosofica. Certo la nuova frontiera della comunicazione sarà questa, device mobili per permetterci di raggiungere ed essere raggiungibili ovunque. Se da un lato è interessante poter fruire di servizi di comunicazione in mobilità, dall’altro mi spaventa un po’ essere sempre e comunque raggiungibile. Devo poter scegliere quando voglio essere visibile al mondo e quando no. Vorrei evitare che la qualità del mio tempo libero possa essere inficiata da infiltrazioni continue di informazioni non richieste.

Servono comunicazioni sensibili, servono tecnologie intelligenti. Le nostre quotidiane sperimentazioni tecnologiche ci spingono verso la ricerca di nuove forme di comunicazione intelligente.

Crede che le aziende siano portate a fare una scelta fra le diverse strategie di comunicazione oggi disponibili? Quanto conta il grado di integrazione dei media?

Un progetto può definirsi completo ed integrato quando utilizza tutti i media a disposizione. Da noi in vanGoGh nasce prima l’idea creativa che ha nel suo DNA questa capacità di plasmarsi in funzione dei media che riteniamo essere necessari per una strategia di comunicazione. Ha questo valore intrinseco poiché nasce di concerto da creativi che fanno parte sia del mondo online che dell’offline. Sempre più spesso i nostri progetti creativi ed interattivi sono accompagnati da attività di seeding, in questa logica di intergazione.

Le qualità dell’agenzia si manifestano anche nella capacità di saper proporre progetti innovativi ad ampia visione comunicativa e ciò presuppone pensare in maniera strategica e integrata.

L’attuale fase di transizione può ampliare la competitività fra i diversi stili creativi?

Per rispondere a questa domanda spiego alcune delle nostre logiche di processo.  Per strutture creative come la nostra la circolazione di idee è fondamentale, in quest’ottica si spiega il ruolo e l’importanza dell’open space, concettuale e fisico. Non dividere al nostro interno i reparti off line e on line, nemmeno fisicamente, porta a una condivisione di esperienze, di stili, di approcci e competenze determinanti per approdare a progetti di qualità indipendentemente che si stia sviluppando un lavoro di comunicazione tradizionale o internet.  Nella convinzione che la contaminazione generi idee eccellenti, è importante che nell’agenzia convivano più stili creativi. Stili naturalmente in competizione, ma con la prospettiva dell’intergazione. Più stili creativi generano ricchezza e impossibilità di omologazione.

Ci definiamo uno spazio creativo, al di sopra, quindi, di definizioni tradizionali e classiche, in grado di interpretare al meglio le esigenze del cliente, grazie a formazioni, stili creativi, culture ed estrazioni diverse, che sono sempre garanzia di accrescimento culturale e comunicativo.