#MOLLOTUTTO E VADO IN UN CHIRINGUITO IN GIAMAICA.

Il caso #APPLETONRUM

Con l’obiettivo di supportare il lancio di Appleton Rum in Italia, Campari ci ha incaricato di costruire una strategia digitale in grado di coinvolgere gli utenti con un’attività unconventional ad alto potenziale virale.

Nasce così Il progetto Chiringuito di Appleton Rum lanciato con l’hastagh #mollotutto.

Un’idea integrata e multicanale made in vanGoGh.

Vi spiego meglio di cosa si tratta.

Appleton Rum cerca una persona che si trasferisca per 6 mesi in Giamaica con base in un Chiringuito sulle spiagge di Montego Bay per raccontare attraverso blog e social network, le origini di Appleton Rum. Il candidato ideale dovrà scoprire e descrivere il cuore della Giamaica, una terra fertile e gloriosa tutta da scoprire, lontano dagli stereotipi che tutti conosciamo, una persona che sappia raccontare un prodotto che esiste da 270 anni e che si porta il calore e lo spirito positivo delle persone abitano la Giamaica.

Nel video allegato vedrete la presentazione che feci al Social Media Marketing Day 2014 del progetto Appleton.

Come funziona:

Ci si può candidare su www.appletonrum.it caricando la propria “video candidatura” dove la creatività degli aspiranti “Social beach manager” farà la differenza.

Una volta terminata la prima fase di selezione, verranno individuati 10 finalisti che avranno a disposizione una pagina personale sul sito appletonrum.it, una sorta di blog nel quale dovranno dimostrare la loro determinazione nel voler partire per la Giamaica attraverso delle performance.

A questo punto, il progetto Appleton Rum Chiringuito proseguirà con un coinvolgimento più massiccio degli utenti che potranno votare il loro candidato preferito e partecipare ad un concorso che darà la possibilità di vincere una vacanza di una settimana in Giamaica.

VanGoGh ha inoltre dato vita ad una social strategy che ha permesso di individuare e delimitare un territorio “lo spirito positivo della giamaica e del prodotto” e di presidiarlo attraverso l’impostazione di una una content strategy, che guidi i consumatori 
su temi evocativi.

Il piano editoriale interessa diversi canali social tra cui Facebook, Youtube, Google+, twitter e Linkedin che sta avendo un importante ruolo nel successo del progetto.

I numeri che si stanno generando sono impressionanti, ma tireremo le prime somme al termine della prima fase.

In ogni caso, un grandissimo successo.

RISPETTO PER I CREATIVI DIGITALI. Pubblicità Italia intervista Max Galli Fondatore e CEO di vanGoGh

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Max Galli

 

 

Parliamo di creatività in chiave digital: c’è qualcosa che fa fatica a uscire fuori e che andrebbe ‘liberato’?

 

Il rispetto per i creativi digital.

Questo è uno degli atteggiamenti più importanti da “liberare”. Ho sentito parlare di creativi di serie A (offline) e creativi di serie B (online). Una posizione che definisco “difensiva” e che mi ricorda la Battaglia di Alamo.

è una chimera pensare che un creativo possa affrontare indistintamente on e off line. Gli approcci sono differenti, la creatività digitale necessita di conoscenza, di competenze che non possono essere improvvisate. Gli approcci estemporanei hanno contribuito al mediocre livello del web italiano. La creatività digitale è forza, coraggio, conoscenza, esperienza, sensibilità, e nasce dalla commistione tra estetica e tecnologia.

 

 

 

Come è strutturato il reparto creativo di vanGoGh? Qual è la sua peculiarità?

 

In vanGoGh creativi e technologist sono seduti allo stesso tavolo per condividere un pensiero strategico/creativo che generi una creativitàin grado di contaminare il pensiero stesso.

Anche l’approccio tecnologico richiede creatività, e spesso fa la differenza e decreta il successo di un progetto digitale.

Quali sono le peculiarità del team? Ricerca, ironia, multiculturalità, appetito, e soprattutto contaminazione. Verificate quante sono le agenzie che hanno team di sviluppo interni e quante considerano i technologist parte integrante di un team creativo. Capirete molte cose.

 

 

 

 

Sono tante le web agency che hanno per presidenti e amministratori delegati dei direttori creativi.

Come si riesce a conciliare queste due figure apparentemente distanti?

 

La mia estrazione creativa mi ha permesso di gestire l’agenzia con differenti criteri e principi, applicati poi nella relazione con clienti, progetti e dipendenti. Un approccio differente, ne migliore ne peggiore, ma sicuramente diverso, rispetto al classico AD con formazione economico/finanziaria. Nella mia personale scala dei valori le persone sono al primo posto, in seguito arrivano i numeri. Naturalmente tutti lavoriamo per il profitto. Il risultato economico è ovviamente importante per un’azienda, un po’ come respirare, ma nella vita non possiamo solo accontentarci di respirare.

Se un’agenzia ha come unico scopo quello di generare denaro, questo sarà anche l’unica motivazione dei suoi dipendenti. Che rimarranno tali fino all’arrivo di una proposta economica migliore. In agenzia voglio persone che credano nel nostro progetto, persone con ideali e valori sintonici ai nostri.

 

 

 

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questi profilo ‘misto’?

 

Da tempo ho “abdicato” dal ruolo di direttore creativo per dedicarmi a tempo pieno alla gestione più strategica di agenzia e clienti nel ruolo di CEO. Penso che le due figure siano difficilmente conciliabili. Ogni funzione è delicata, richiede impegno, preparazione, aggiornamenti costanti, capacità di ispirare e sensibilità. Non è un compito che può essere svolto part time.

Ora mi definisco un CEO atipico, creativo e con molta esperienza in prima linea.

 

 

 

Come è cominciata l’avventura di vanGoGh?

 

Cominciò nel 2002 quando incrociai un art-ista, Giorgio Guzzi, con competenze simili alle mie, ma con un carattere molto differente. Due poli opposti che si sono attratti, uniti e contaminati per dare vita ad un progetto che appariva utopico allora ma che oggi, visti i risultati lo é sempre meno: un’agenzia multicanale con anima digitale, dove i valori hanno la priorità.

Un agenzia che genera progetti di alta qualità,creando valore, innovazione e soddisfazione per i clienti, grazie alla valorizzazione, alla crescita, alla passione e alla soddisfazione dei suoi collaboratori.

 

 

 

Come avete chiuso il 2013 e cosa si aspetta dal 2014? Quali nuovi clienti avete acquisito?

 

Con il sorriso.

Anche il 2013 come gli anni precedenti si è chiuso con una crescita a doppia cifra. Siamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti, nonostante sia stato un anno di cambiamenti e di crescita, tradotto in un nuovo assetto societario che ha rafforzato l’agenzia.

Tra i vari clienti acquisiti possiamo citare l’ultimo in ordine di tempo, Salvatore Ferragamo, con cui sta nascendo un rapporto di reciproca stima e fiducia.

 

ON_LINE vs OFF_LINE CHI ACCETTA LA SFIDA?

onlineVsonline

Ho rilasciato un’intervista per PUBBLICITA’ ITALIA pubblicata nel numero in distribuzione in ottobre 2013, dove il tema era “IL SORPASSO DIGITALE”.  E’ stato omesso un passaggio importante del mio pensiero dove provocatoriamente “gettavo il guanto della sfida” tra ON_LINE e OFF_LINE.

Ripropongo il messaggio omesso, l’intervista integrale e rilancio la sfida:

ON LINE vs. OFF LINE.

Progetto: Lancio di un prodotto.

Budget: Un milione di euro.

Target: 30-40 anni.

Media: TV e STAMPA contro WEB

Chi accetta la sfida?

……..

Secondo il centro di ricerca Assocom il digital chiuderà l’anno con un +5,7% (per un valore complessivo di 1.415 milioni di euro), cosa che gli consentirà di scavalcare la stampa portando la sua quota di mercato al 19.9%. Che nuovo ruolo sono chiamate a giocare le web agency? Quali saranno le figure professionali determinanti per il futuro?

Definire chi si occupa di sviluppare progetti di comunicazione digitale semplicemente “web agency” è sbagliato e anacronistico. La struttura delle agenzie digitali più evolute è sempre più complessa e articolata e si arricchisce costantemente di nuove figure professionali: dal Creative Technologist, allo Strategist, dall’Advisor, al più diffuso, ma non meno importante, UX Architect. Questo le pone a un livello culturale, tecnico e creativo sempre più elevato.

Non esiste una comunicazione di serie A (TV e stampa) e una comunicazione di serie B (il web). Esiste LA COMUNICAZIONE, un’unica strategia e un’unica linea creativa che deve essere applicata, con le dovute sensibilità, a tutti i media utilizzati nel progetto.

Diverse sono ancora le aziende che separano le competenze, utilizzando agenzie tradizionali per campagne TV e Stampa e agenzie digitali per la comunicazione online, senza possibilità di relazione tra queste strutture, e quindi di una reale integrazione fra tutti i mezzi. In alcuni casi, l’agenzia offline definisce anche le linee guida della comunicazione digitale e questo, come ben sappiamo, non è la miglior via da seguire.

Vedo però un orizzonte molto diverso. Un futuro, non troppo lontano, dove le agenzie digitali strutturate per una comunicazione multicanale, definiranno strategie e creatività per tutti i media utilizzati.

Questa dichiarazione potrà far sorridere alcuni e provocherà sicuramente qualche brivido ai “guru” dell’offline, convinti che i successi del passato, possano essere ancora garanzia per un futuro tranquillo.

Nonostante il segno più, il digital è considerato un ‘motorino’ più che motore della comunicazione per via dei budget decisamente ridotti. Che riflessione si sente di fare?

E’ una questione di cultura e di abitudini. L’off-line rappresenta per molti la strada conosciuta, difficile da abbandonare, nonostante la misurabilità dei risultati sia ancora una chimera.

Ed ecco il guanto della sfida:

ON LINE vs. OFF LINE.

Progetto: Lancio di un prodotto.

Budget: Un milione di euro.

Target: 30-40 anni.

Media: TV e STAMPA contro WEB

Chi accetta la sfida?

Il video è ancora l’indiscusso protagonista del web. A cosa è dovuto questo primato? Quali altri format prenderanno piede?

Si ricorda circa il 10% di quello che si ascolta, solo il 20% di quello che si legge, oltre il 50% di ciò che si vede e si sente. L’emozione che un video è in grado di generare non ha eguali, anche nel web. Il video online si sta però evolvendo e diventa sempre più spesso interattivo. L’utente diventa parte di una storia, sceglie la trama, genera contenuti, definisce i confini e l’epilogo, anche e soprattutto da device mobili.

La misurabilità delle campagne pone le agenzie di fronte a nuove incognite. Come attrezzarsi per cogliere al meglio questa sfida?

Da anni la creatività sui media digitali non è più fine a se stessa. Ritengo sia stimolante e costruttivo per un creativo conoscere i risultati generati dal proprio pensiero. Rappresenta un buon modo per crescere, per imparare, per acquisire nuove competenze.

Viviamo inoltre nell’epoca delle “conversioni”, che si tramutano sempre più spesso in “conversazioni”, un dialogo che attraverso il media e il pensiero creativo, ha l’obbligo di accompagnare il consumatore verso il prodotto.

Con quali numeri avete chiuso il primo semestre dell’anno? Quali sono le prospettive per la fine del 2013?

In un mercato complesso come quello odierno – una “versione Beta perenne” direbbe Tim O’Really – in continua evoluzione, abbiamo trovato il nostro equilibrio instabile. Questo è il nostro undicesimo anno di vita e come tradizione vuole, cresciamo a doppia cifra ogni anno.

I primi sei mesi del 2013, hanno confermato questo trend positivo. Prevediamo di chiudere il 2013 con una crescita superiore al 20% e con una nuova e importante compagine societaria, che rafforzi la nostra capacità di creare valore e innovazione per i nostri clienti, attraverso uno sguardo diverso sul mondo.

 

Di recente quali nuovi incarichi e clienti avete acquisito?

Big Babol, Vivident, Granarolo, Istituto Marangoni, Banca Popolare di Milano, Avio, Hearst Magazine, Dallara, Maserati. Molti sono i brand e le aziende che in questo ultimo periodo hanno scelto la qualità e le competenze di vanGoGh. Daremo il massimo per soddisfare le esigenze dei nostri clienti, perché quello che vogliamo è rendere “migliore” chi ha deciso di credere in noi.

Max Galli _ CEO @ vanGoGh

GITOMER E LE 10,5 REGOLE DEL BUON VENDITORE

Gitomer  durante il seminario e nel suo libro propone spesso numerose regole. Ho riassunto in questo elenco alcune delle più significative.

1. Sviluppa attitudine al pensiero positivo e quadruplica l’autostima.

2. Si sempre molto preparato prima di un incontro.

3. Cura il tuo look.

4. Non limitarti a vendere ma aiuta il cliente a sviluppare valore.

5. Diventa amico e non solo consulente dei tuoi clienti.

6. Crea e espandi il tuo network.

7. Crea clienti fedeli e non solo soddisfatti.

8. Costruisciti una reputazione. Quanto si parla di te su google?

9. Studia e impara qualcosa di nuovo ogni giorno e leggi almeno un libro al mese

10. Si perseverante e creativo.

10,5. Non mangiare mai da soli.

ETERNAL PLATINUM _ THE ULTIMATE SYMBOL OF LOVE

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Vi voglio raccontare di questo ultimo progetto da me sviluppato con  il mio team: Eternal Platinum. Abbiamo realizzato tutta la comunicazione per questa prestigiosa mostra organizzata da Platinum Guild International che ha messo in evidenza le caratteristiche del più prezioso dei metalli. Dal 5 al 30 Novembre 2008, alla Triennale di Milano, 23 maestri del design, del gioiello e della moda hanno interpretato in platino il simbolo dell’amore eterno, la fede nuziale, dando vita a 23 opere uniche, che testimoniano l’eccellenza italiana nel mondo. Abbiamo interpretato i valori legati al mondo del lusso e del design realizzando un sito di altissima qualità www.eternalplatinum.com, che utilizza un’interessante mix di tecnologie 3D per la simulazione di fluidi e animazioni flash, il concept design dell’istallazione interattiva all’interno della mostra e tutto il materiale di below the line. La qualità della comunicazione e della creatività, espressa dall’elevato livello di design e da una tecnologia all’avanguardia, è il risultato di un grande lavoro di squadra.

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The Secret. Post Scriptum

Anni fa “la Profezia di Celestino” di james Redfield mosse in me consapevolezze sopite. Oggi “The Secret” di Rhonda Byrne, mi ha invitato a rielaborare concetti, a focalizzare sensazioni, a coltivare pensieri positivi e a raggiungere dei risultati che parevano allontanarsi dalla mia vita.

È un libro che usa dogmi antichi, nulla di nuovo, un fenomeno editoriale che si è trasformato in fenomeno commerciale, a volte banale, a volte scontato ma mi sento di consigliarlo. Non aspettatevi sia sufficiente leggerlo per migliorare la propria vita, ci vogliono motivazione, autodeterminazione, atteggiamento positivo e la consapevolezza che chiunque è in grado di accendere una piccola luce in una stanza buia.

 

The Secret. Part II

 

cover the secret

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Ho letto “The Secret” circa 8 mesi fa, e non ho ancora esaurito le parole per descriverlo. Ne parlo spesso, con amici, clienti, semplici conoscenti e trovo sempre qualcuno che reagisce con queste parole: “ma a te ha cambiato la vita?” No, non mi ha cambiato la vita, ma ha consolidato le mie filosofie positive, il mio modo di vivere consapevole, sempre alla ricerca di sfide da affrontare con il sorriso e senza dubbi. Il libro svela il segreto, la regola dell’attrazione, quella teoria per cui se desideri intensamente raggiungere un obiettivo e vivi con la consapevolezza di potercela fare, provando quelle emozioni che vivresti una volta raggiunto il risultato, quel risultato lo ottieni. Sembra tutto così semplice, ed in effetti lo è. La complessità sta nel mantenere il pensiero positivo e la consapevolezza anche quando tutto sembra andare nella direzione opposta. Ho sentito anche commenti di questo genere: “tutte stronzate”, ma poi analizzo la vita di queste persone, mi rendo conto della tristezza, del pessimismo che le accompagna e capisco tutto.

Il libro insegna a migliorare le cose aggiungendo gratitudine e pensiero positivo nella nostra vita. Perché non provarci? Cosa lo impedisce? Solo noi stessi. Noi siamo l’unico ostacolo al raggiungimento dei nostri obiettivi.