I WANT SPEND THE REST OF MY LIFE EVERY WHERE, WITH EVERY ONE, ONE TO ONE, ALWAYS, FOR EVER, NOW.

“Non conta di cosa ti fai, ero, coca, in realtà o stai festeggiando o ti stai nascondendo. Se festeggi, bene, continua così. Se ti stai nascondendo, lascia perdere”. Pillole di saggezza di Damien Hirst, artista irritante, provocatorio, geniale, definito il più famoso dei sopravvalutati ma anche il più grande artista di fine millennio. Vidi una sua opera alla Biennale ’03, “INFINITY”, 16.000 pillole sui ripiani di un grande armadietto a specchio. Disorientante, geniale, in bilico tra arte e banalità. Le sue opere: installazioni con farfalle che muoiono incollandosi ad un muro, uno squalo e vari animali sezionati sospesi nella formaldeide in contenitori di vetro, mosche attirate da una testa di vacca e poi uccise. Influenzato dal british post punk, compagno di “merende” di Joe Strummer (cantante e profeta dei Clash), alterna nottate a base di droga e alcool ad un attento e cinico rapporto col denaro. Cura la regia di un video dei BLUR, produce libri e quadri in serie (i puntinati), combatte critici e galleristi colpevoli di “vivere sulla sua pelle” poi accetta 1,5 milioni di ¤ da Saatchi per una scultura in bronzo, ingrandimento di un giocattolo del figlio (Hymn 2000). Il lavoro di Hirst non viene mai ignorato. Odiato e venerato non cerca il consenso del pubblico, ama esporsi, esporre le sue emozioni e contraddirsi. Probabilmente uno dei più grandi artisti contemporanei di fine secolo. P.S. DROGA e ARTE. Grandi interpreti dell?arte contemporanea e della musica hanno barattato le loro vite con la droga. Basquiat, Wharol, Morrison, Hendrix. Che rapporto ha la loro creatività con le droghe? Forse, per avere input ed idee straordinarie bisogna isolarsi dalla realtà, al punto che le cose comuni rivelano la loro vera natura, stimolandoci. Damien Hirst (bristol 1965). Studente, organizza la mostra collettiva FREEZE punto di partenza del fenomeno Young British Artist, favorito dalle istituzioni britanniche e da Charles Saatchi. La personale all’ICA di Londra (1991) ne sancisce la definitiva consacrazione. Nel 1992 riceve il Turner Prize per l’arte contemporanea.

MACCHINE PER L’ARTE

Una questione che divide e incuriosisce artisti, critici, designer e filosofi. Può una macchina essere dotata di creatività? Può un opera realizzata senza manualità essere considerata alla stregua di un classico dipinto? Risposte a questi quesiti arrivano da una mostra molto particolare appena conclusasi a Francoforte: Art Machines – Machine Art.

La macchina rappresenta la produzione in serie, in alcuni casi la totale riproducibilità. Una completa spersonalizzazione e per alcuni la mancanza di emotività. Io non sono d’accordo, se così fosse dovremmo considerare una macchina fotografica come oggetto non in grado di produrre risultati emotivi o personali. Io penso che possa essere considerato artistico anche il procedimento con cui un concetto si tramuta in un opera d’arte. Dello stesso avviso un’altra importante corrente artistica, purtroppo non presente a Francoforte, la “Generative Art” di cui è esponente di punta un grande artista/designer newyorkese “Joshua Davis”. nel suo lavoro l’esito non è mai statico, il dipinto cambia di secondo in secondo. E’ sempre il software che crea la composizione in maniere imprevedibile, singolare, autentica e artistica.

Alla mostra, focalizzata su ricerche contemporanee, tra cui Net Art e Software Art, hanno partecipato 17 artisti tra cui Damien Hirst con i suoi “Spinning Painting”, quadri circolari ottenuti facendo colare la vernice su una superfice rotante e Michael noll, pioniere della computer art, che nel ’65 si distinse per un esperimento singolare, utilizzando un computer generò attraverso un algoritmo rundom, dei quadri che furono scambiati dai critici di allora per delle opere di Mondrian.

 

Joshua davisartista, designer e sperimentatore, pioniere del design grafico algoritmico. Le sue opere sono esposte alla Tate Modern di Londra, al Pompidou di Parigi, al MoMa di new york. “Dinamica” e “astrazione”  sono le due parole che meglio definiscono il processo che davis utilizza. Dinamica è la programmazione che può produrre una serie infinita di composizioni. Astrazione invece implica i molteplici significati nel processo. Paladino dell’open source, Joshua raccoglie e rende disponibili i codici delle sue sperimentazioni attraverso il sito “dynamic abstraction”. Davis mostra come le strategie generative possono essere usate per creare sistemi dinamici con parametri estetici, insomma vere e proprie opere d’arte.